FOTO-SEGNALAZIONI: QUALE POLITICA DI PREVENZIONE?

A Bologna le forze di polizia da giorni schedano ragazze e ragazzi, anche minorenni, nelle vie e nelle piazze bolognesi. Fotosegnalamento indiscriminato, con documenti alla mano, fatto, secondo alcune testimonianze, sotto minaccia di essere scortati in Questura in caso di rifiuto. Il motivo, secondo quanto dichiarato dalla stessa Questura, è la prevenzione di risse e di violenze.

Ci chiediamo quanto quella che, da fuori, altro non sembra che una criminalizzazione di ragazze e ragazzi possa aiutare a prevenire episodi di violenza e “mala movida” e quanto, invece, non porti a ritenere ancora più lontane istituzioni e forze di polizia, creando diffidenza e paura che sul lungo termine hanno al contrario l’effetto di allontanare e creare una frattura all’interno della comunità. Crediamo invece che sia necessario costruire politiche pubbliche che avvicinino e mettano in dialogo le diverse “comunità” che compongono e vivono la città. “Non vogliamo tornare alla normalità perché la normalità era il problema”, è la frase che più abbiamo sentito nella prima fase della pandemia che va avanti da ormai più di due anni. Così, mentre le scuole di Bologna vengono occupate da studentesse e studenti e le piazze attraversate da manifestazioni studentesche per costruire modelli differenti da quello attuale, vediamo invece una gestione dei conflitti che troppo spesso non passa dall’ascolto.

Oggi, di fronte al diritto di ragazze e ragazzi di trovare uno spazio in cui esprimere bisogni e rivendicazioni, dopo anni di isolamento e privazione della dimensione collettiva e politica, vorremmo davvero poter immaginare una nuova normalità, costruita su una condivisione tra istituzioni cittadine e chi la città la vive.

Aggiornamento del 24/02/22

Questa mattina come Libera Bologna abbiamo incontrato la Questora di Bologna Isabella Fusiello per un confronto sulle foto segnalazioni e su quanto avvenuto nelle vie del centro della città negli scorsi giorni.

Ci ha rassicurati sul fatto che tutti i controlli che avverranno non prevederanno più in alcun modo le foto segnalazioni (𝑎𝑙 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒), ma solo un controllo dei documenti, indirizzato a garantire maggiore sicurezza per chi vive la città di sera e di notte. Su questo tema, ci siamo trovati d’accordo sul fatto che l’intervento necessario per ridurre fenomeni che possono sfociare in situazioni di violenza non può essere solo un intervento di polizia, ma deve soprattutto essere un intervento culturale, educativo e sociale.

Grazie alla Questora per la proposta di incontro: crediamo sia sempre fondamentale un confronto e uno scambio tra associazioni, cittadinanza, istituzioni e forze di polizia. Anche alla luce di quanto avvenuto e del dibattito che si è aperto, confidiamo che a Bologna il tema della sicurezza e delle difficoltà dei giovani in questo periodo complicato di pandemia vengano affrontati in un’ottica ampia e complessiva, mettendo in campo politiche pubbliche che agiscano a lungo termine a livello sociale ed educativo.