MENTALITÉ: CONTRONARRAZIONE E PRESA DI PAROLA DA PARTE DEI GIOVANI DELL’UNIONE DEI COMUNI SAVENA-IDICE

Una parte integrante della nostra attività è relativa alla formazione che portiamo avanti nelle scuole, per riuscire a parlare dei temi che ci stanno più a cuore con giovani di tutte le età. Questo mese, è giunto alla conclusione “Mentalité“, il progetto iniziato a gennaio che abbiamo condotto in quattro istituti in collaborazione con l’Ufficio per le Politiche Giovanili dell’Unione dei Comuni Savena Idice. Il progetto è stato finanziato grazie al Testo Unico Regionale per gli Enti Locali per la legalità, un bando indetto dalla Regione Emilia Romagna al quale abbiamo partecipato proprio insieme all’Unione dei Comuni, con la quale abbiamo intrapreso una collaborazione molto proficua che va avanti da ormai diversi anni.

Uno dei lavori prodotti dai ragazzi al termine del progetto, realizzato dagli studenti del Cefal

Il nome del progetto viene dall’omonima canzone del rapper Baby Gang. L’obiettivo del progetto era infatti quello di ragionare sulla narrazione mediatica stigmatizzante subita dalle fasce più giovani della popolazione, dando spazio alle loro necessità di autorappresentazione. Siamo partite dall’analisi della narrazione delle persone giovani e della devianza giovanile fatta prevalentemente da media e adulti per cercare poi di riprendere la parola e proporre una contronarrazione diversa, scritta proprio dalle persone coinvolte in prima persona. L’obiettivo era quello di provare a dare spazio e voce al punto di vista delle persone giovani, permettendo loro di parlare da sé della loro vita e delle loro percezioni.

Alcuni dei titoli di giornali da cui è partita la nostra riflessione

A prendere parte a questo progetto sono stati il centro giovanile di Ozzano GoVillaz, il Cefal (scuola di formazione professionale), una classe del liceo scientifico Fermi e due classi dell’Istituto Agrario Noè di Loiano.

Nelle classi, abbiamo letto vari articoli che parlavano di tematiche come la criminalità, la supposta pigrizia dei più giovani, la scarsa attitudine al lavoro, i social media, le lauree in tempi record, i suicidi universitari. In alcune classi abbiamo discusso anche dei modelli di riferimento, di cosa sia per loro un modello e quali sono i valori che questi modelli portano con sé. Abbiamo ragionato su vari piani: prima di tutto sulle emozioni che i ragazzi e le ragazze provavano nel leggere questi articoli, poi su quali parole venivano usate, su chi aveva scritto questi articoli e con quale obiettivo. A partire da questi ragionamenti e queste emozioni abbiamo posto loro una domanda molto semplice: che cosa avreste da dire voi?

Il video realizzato dai ragazzi del liceo scientifico Fermi

Le persone coinvolte hanno selezionato alcuni temi su cui si sentivano di avere esperienza e su cui sentivano di poter dire qualcosa e hanno scelto il mezzo tramite cui parlarne e produrre una contronarrazione. Tutte hanno dunque creato un piccolo prodotto di informazione, scegliendo sia il tema che il mezzo e dando vita a una costellazione molto varia di output, figli di esperienze e condizioni sociali di tipo differente. I prodotti sono quelli riportati in questo articolo, a cui si aggiunge anche un podcast che si può ascoltare qui, nel quale abbiamo raccolto varie testimonianze relative alle tematiche che abbiamo trattato in classe.

Il progetto non ha coinvolto solo le scuole.  Nello stesso periodo, sempre con l’Unione e guidati da Università della Strada, sono state affrontate queste stesse tematiche con tutta la comunità educante coinvolta nel lavoro con i più giovani sul territorio. L’obiettivo era infatti quello di fare un discorso olistico, che coinvolgesse sia chi educa sia chi viene educato, in modo tale da riuscire a intavolare dei discorsi bidirezionali in grado di mettere in contatto persone di età differenti.

Come ogni anno, il progetto è stata un’occasione preziosa per confrontarci con le persone più giovani, dando loro lo spazio che spesso si vedono tolto nel discorso pubblico e sociale. Ridare il giusto valore alle persone giovani, alle loro esperienze e alle loro percezioni è infatti un passo fondamentale per provare a costruire una società più giusta, più ricca di complessità e sfaccettature e in grado di ascoltare la voce anche e soprattutto di chi si trova più ai margini.