Un approfondimento al giorno ‘per organizzare la speranza’, #15

Ricominciamo questo lunedì con un altro momento dedicati ai ragazzi e le ragazze. Siamo reduci da un fine settimana molto intenso: 
da un lato la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia è stata celebrata per la prima volta senza un corteo, senza la presenza fisica di corpi a testimoniare la nostra presa di posizione collettiva contro le mafie e la corruzione, ma ci ha colpito con la forze degli altri simboli che abbiamo usato per essere comunque vicini e vicine: i fiori colorati, le foto profilo dei social network ma soprattutto quei cartelli su cui abbiamo scritto i nomi delle vittime in mille modi e caratteri diversi, che tutti e tutte abbiamo letto e che ci hanno accompagnato per un giorno; 
dall’altro lato l’emergenza sanitaria desta ancora preoccupazione, le misure preventive si appesantiscono e si sentono sempre più spesso le metafore belliche: “è una guerra”, “la prima linea”, “gli eroi”.

Le parole che utilizziamo hanno un impatto straordinario non solo sulle nostre vite individuali, ma anche su quelle collettive. Le parole creano la realtà, fanno e disfano le cose. Le parole sono produttrici di pensieri e relazioni. Per questo motivo pensiamo sia fondamentale lavorare, soprattutto nelle scuole primarie, sulla forza generatrice delle parole. Come? Si può giocare con i concetti attraverso spunti creativi quali il disegno e le filastrocche. 
Un esempio di questo metodo sono le schede Le parole per stare insieme. Un alfabetiere per crescere, alle quali ci siamo ispirate per proporvi questa attività sul tema della convivenza. 

Di parole per stare insieme ce ne sono tante, ma una di sicuro è la più importante. È la parola “noi”, tre lettere appena, con la forza però di unabalena. Dentro c’è il necessario per essere felice: genitori, fratelli e sorelle, amici e amiche. Insegnanti e compagne di scuola e di giochi, parenti e vicini, sian molti e sian pochi. E tante altre persone, anche se non le conosciamo, che più sono diverse più ci raccontan “chi siamo”. Da soli siamo “persi”, non impariamo niente, e allora che fortuna essere nati tra la gente! Per quanto ti accontenti di “farti i fatti tuoi”? Un’ora, un giorno, un mese forse, ma poi? Poi hai voglia di discutere, giocare, d’impegnarti, magari litigare però subito calmarti. Lo stesso voglion gli altri che, oggi come ieri, ci chiedono e danno ascolto, amicizia, diritti… e doveri. Son queste le parole che ci fanno andare avanti, alimentano i nostri sogni e progetti più entusiasmanti. Le parole per stare insieme, e soprattutto per starci bene.

[Introduzione di Don Luigi Ciotti a “Le parole per stare insieme. Un alfabetiere per crescere”]

Soprattutto adesso, in un periodo in cui i legami interpersonali stanno subendo inevitabile ripercussioni, valorizzare e rinsaldare il senso dello “stare insieme” diviene fondamentale. 

Una delle parole dello “stare insieme” particolarmente cara a Libera è Memoria, laddove per memoria non s’ intende la mera commemorazione, bensì un processo vivo e attivo, un ricordo collettivo che deve tradursi in responsabilità ed impegno quotidiano. Sabato, come dicevamo, si è svolta sulle “piazze virtuali” di tutto il Paese la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Abbiamo dedicato un fiore a tutte loro e riletto tutti i loro nomi. 

Fra questi 1023 nomi vi è Emanuela Loi, giovane poliziotta, agente della scorta del giudice Paolo Borsellino. La sua storia è raccontata nel libro di Annalisa Strada Io Emanuela. Un libro per ragazzi e ragazze, scorrevole, coinvolgente e confidenziale soprattutto grazie alla scelta dell’autrice di narrare la vita di Emanuela sotto forma di autobiografia. Una storia di vita appunto, non di morte, dove la mafia viene raccontata senza diventare il centro della storia, perché al centro rimangono le emozioni, i sogni, gli affetti e le speranze di una giovane donna. 

 

Ciao, mi chiamo Emanuela e sono nata sotto il segno della bilancia il 9 ottobre 1967. […]
Per me non è facile cominciare a scrivere. E no, non chiedermi altro. Sii paziente, le storie si spiegano da sole, una sequenza dopo l’altra. Vedrai, alla fine capirai tutto.
Prima di iniziare, però, ti spiego una cosa: non stai per leggere la storia di tutta la mia vita né un diario, anche se ne ho sempre scrupolosamente tenuto uno, ma il racconto dei momenti più importanti.
Quelli che mi hanno fatto diventare la persona che scoprirai. 

 

In questo lunedì di sospensione proviamo a trovare il tempo di fermarci e approfondire, aggiungendo parole al nostro vocabolario e avvicinandoci alla storia di Emanuela Loi per ascoltare quello che ha da raccontare e ancora da insegnare.

Post Author: liberabologna

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