Caporalato emiliano

Caporalato emiliano” è il secondo dei dossier R.I.G.A. – Report e Inchieste di Giornalismo Antimafia, a cura di Libera Bologna e Libera Informazione.

Può un essere umano essere un mero prodotto del mercato illegale? Può un essere umano essere un bene materiale e funzionale agli interessi economici e finanziari delle organizzazioni criminali?
Sì, può esserlo. E’ scritto nero su bianco nelle storie, nei casi giudiziari, negli occhi di chi ha vissuto in prima persona questo sfruttamento.
Sono merce, le persone. Sono merce sfruttata da organizzazioni criminali e da singoli, da chi ci vede convenienza, possibilità di guadagno maggiore. E dietro quella “manodopera più disponibile, meno costosa e meno garantita” spesso c’è un ricatto: è il ricatto che appartiene a chi non può permettersi di lamentarsi, di chiedere di più, è il ricatto di chi ha bisogno del permesso di soggiorno, di chi ha bisogno di mangiare, di chi ha bisogno di mantenere una famiglia e non ha nessun’altra possibilità.
Si chiama caporalato, ed esiste anche in Emilia.

“Caporalato emiliano” raccoglie casi, testimonianze, dati su un fenomeno che ancora troppo spesso si ritiene appartenere al Sud e a un solo settore, quello agricolo. Anche in Emilia, invece, diversi sono i casi di caporalato, a partire da quello che emerge da Aemilia, il maxiprocesso alla ‘ndrangheta emiliana. Tantissimi altri sono i casi di sfruttamento lavorativo: come ha scritto Lorenzo Frigerio, coordinatore di Libera Informazione, nel dossier, “il lavoro nero diventa la migliore espressione di un’economia che, prima ancora di essere criminale, si dimostra del tutto fragile, perché non ha in sé possibilità di sviluppo e tende ad arretrare progressivamente, innanzitutto sul piano della tutela dei lavoratori in essa impiegati”.

Il dossier “Caporalato emiliano” è scaricabile a questo LINK.